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regina dei gatti
Power Wargamer
Iscritto il: 8 set 2010, 21:36 Messaggi: 806
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 LEGGENDA E LETTERATURA di Kennet Hite
Vi riporto un articolo che ho letto di recente su di una vecchia rivista:
Una breve Storia dei Nani
Da Alberico dell’Anello, a Rumpelstiltskin fino a Thorin Scudodiquercia, i nani hanno avuto un ruolo nel fantasy ben oltre le proporzioni della loro statura fisica. Ad ogni modo sono quasi divenuti vittime del loro recente successo, seppellendo gran parte del loro glorioso passato. Vale la pena scavare nelle miniere perdute della leggenda e della letteratura per recuperare l’ispirazione, o quantomeno, la comprensione, dei nani presenti nei vostri giochi fantasy.
ORIGINI Andarono allora gli dèi tutti Ai troni del giudizio, divinità santissime e su questo deliberarono: chi dovesse dei nani le schiere foggiare dal sangue di Brimir e dagli ossi di Blàinn.
La Mòdsognin era il più eccellente fra tutti i nani E Durin era secondo. Là, d’aspetto umano, molti furono fatti nani dalla terra; come Durin diceva. -Snorri Sturlusson, Edda Poetica (profezia della Veggente)
Per parafrasare Voltaire, se i nani crearono l’umanità dalla terra, abbiamo, da allora, più che restituito il favore. Se ci riferiamo alla definizione più ampia di “strana gente più piccola di noi", possiamo immaginare che qualsiasi cultura umana ha le sue leggende sui nani. I Greci raccontavano storie sui piccoli, ma potenti Pigmei che vivevano in gusci d'uovo e combattevano una battaglia senza fine contro gli uccelli dell'Egitto o della Scizia; Jonathan Swift ha riciclato la storia della loro guerra contro Ercole quando racconta di Gulliver e dei Lillipuziani. Riferendosi al comportamento dei bambini (che sono dopotutto gli unici piccoli umanoidi che la maggior parte della gente abbia mai visto), questo “piccolo popolo” e sempre descritto come vivace e instancabile, se confrontato con esseri più grandi. Il loro umore variabile si adatta bene alla loro fede verso lo spirito della natura, che è ritenuto essere volatile e tenace quanto il tempo atmosferico. Ad un certo punto, le credenze popolari divennero storie ben precise e i nani come li conosciamo oggi divennero riconoscibili come specifiche entità, piuttosto che generici “piccoli esseri soprannaturali". Possiamo far discendere facilmente i nani dai pixie e (con un leggero sforzo in più), dai leprecauni o perfino dagli gnomi. Possiamo facilmente immaginarci i nani ora, con la barba intrecciata e il pesante martello, almeno tanto facilmente quanto possiamo immaginarci un leone o un salice piangente. Nella biologia si chiama specie; nel folklore, è un po’ più indefinito, ma è egualmente consistente. A ogni modo, come per le specie più convenzionali, i nani seguono un sentiero evolutivo ben preciso. I nostri nani fantasy sono proprio gli ultimi di una discendenza che ha origine nel sottosuolo, nel ricco suolo dei miti Teutonici, assieme ai vermi.
FABBRI SOTTERRANEI Poi gli dei si sedettero sui loro alti troni e tennero consiglio, ricordandosi da dove erano giunti alla vita i nani nel fango e sotto la terra, come vermi nella carne. Inizialmente gli gnomi si erano formati evevano preso vita nella carne di Ymir, dove erano come vermi ma per decisione degli dei divennero intelligenti come gli uomini, ebbero aspetto umano e presero dimora nella terra e fra le pietre. -Snorri Sturlusson, Edda in Prosa
Senza alcun dubbio, il parallelo tra gli industriosi vermi nella terra e gli egualmente industriosi nani appena citato ha ispirato i bardi norvegesi, facendo loro immaginare che i nani nascessero dai vermi nel corpo del gigante-mondo Ymir. Da questo ignobile inizio, comunque, i nani crebbero rapidamente come artigiani superiori persino agli dei. (Ancora una volta si tratta di logica popolare: le miniere si trovano sottoterra, per cui che c’è di più logico di esseri che vivono sottoterra e che sono i migliori minatori esistenti?) I nani hanno forgiato la magica lancia di Odino, Gungnir, la catena Gleipnir, che imprigionò il Lupo Fenrir, la chioma dorata della Dea Sif e il magico naviglio costruito per il dio Freyr, che possiede la proprietà di potersi ridurre ad un oggetto molto piccolo, capace di stare in una tasca, il martello di Thor di nome Mjolnir e Draupnir, l`Anello degli Anelli. Il re dei nani, Andvari (oppure Alberico, come appare nella versione tedesca delle saghe) sorveglia questi ed altri grandi tesori in un enorme palazzo sotterraneo pieno di gemme. Nonostante tutti questi bei lavori, i nani sono spesso visti come agenti dei poteri oscuri: anche le leggende che parlano bene dei nani dicono che essi hanno ben poco amore per l’umanita. Alberico, per esempio, consegna le varie spade magiche tedesche oppure la Tarnkappe dell’invisibilità soltanto quando è catturato e minacciato di morte. In alcune versioni del Nibelungenlied Alberico in realtà ha rubato la maggior parte dei “suoi" tesori alle Figlie del Reno. Anche se la loro relazione con la Terra li ha in qualche modo calmati, i nani rimangono esseri strani ed evasivi, più o meno come i loro cugini elfi. “Alberico", per esempio, significa anche “Re degli Elfi", e alcuni identificano i norvegesi Svartalfar (“elfi neri”) come nani. I nani e i troll spesso si scambiano nelle vecchie storie scandinave; la luce del sole trasforma il nano Alviss in pietra, un destino che ricade su molti troll nelle leggende fantasy.
DEFINIRE lL NANO Srupida curiosaccia, - rispose il nano - volevo spaccare l’albero per avere legna minuta in cucina; i ceppi grossi, quei due bocconcini che occorrono a noialtri, bruciano subito. Noi nani non buttiamo mica giù tanta roba come voi, ingordi zoticoni! Ero già riuscito a ficcarci il cuneo, e tutto mi sarebbe andato benone; ma quel maledetto pezzo di legno era troppo liscio ed è saltato fuori all’improvviso, e l’albero si è richiuso cosi in fretta che non ho più potuto tirar fuori la mia bella barba bianca: adesso è li dentro, e io non posso andarmene.[/i] -II Nano Cattivo in "Biancaneve e Rosarossa”, da Le Fiabe dei Fratelli Grimm
Nel medioevo, i nani hanno un loro posto nelle storie e anche una descrizione specifica. Erano piccoli, avvizziti e barbuti: invecchiavano rapidamente (diventando adulti in sette anni) e rimanevano anziani per secoli. (I nani compendiavano quindi sia l'essere brontoloni, tipico della senilità, che la vivacità dei bambini). Spesso i loro piedi erano descritti come palmati, ad enfatizzare la loro natura non umana: in molte storie appaiono nani con nomi tipo "Piede di Papera" o "Piede Piatto". I nani sono scortesi, spesso avidi e truffatori, ma (a volte) capaci di gentilezze improvvise. Un nano rapirà bambini oppure ruberà cibo, ma in cambio di aiuto, egli spesso lascia oro oppure aiuta a predire il futuro. Questi nani “casalinghi" più addomesticati ricordano i “brownies" del folklore inglese e nell’isola di Rùgen nel Baltico, questi nani sono conosciuti come Nani Marroni (brown - marrone). I Nani Bianchi di Rùgen, intanto, ricordano da vicino i pixie con il loro amore per la danza e le forme alate; i Nani Neri sono, come potrete immaginare, maliziosi e crudeli. Questa divisione tra nani “gentili" e “crudeli" appare in tutto il folklore tedesco e scandinavo. Anche se i nani malevoli come Rumpelstiltskin sono i più comuni, ci sono alcuni nani che diventano amici oppure che aiutano l’eroe (o l’eroina, come i sette nani di Biancaneve). In alcuni casi lo stesso nano può essere sia benefattore che truffatore, come il nano Giaouf, che faceva “il suonatore di flauto variopinto" nella città di Ispahan. Gli eroi vagabondi dei romanzi medievali si imbattevano in nani enigmatici, in special modo nelle storie minnesinger tedesche, come le avventure del Duke Ernest in Terra Santa, di Heinrich von Veldig del 120 secolo. I nani, che simboleggiavano il destino e il mistero, divennero una caratteristica comune delle storie esotiche di terre lontane, proprio come lo erano stati i Pigmei per i Greci. Quando i contadini cominciarono a tagliare le foreste primitive, e i cantastorie legati al luogo d'origine divennero meno nervosi quando si avventuravano in terre straniere, i loro nani locali divennero più domestici. Nella Morte di Artù (1485) di Sir Thomas Malory, i nani appaiono con il dono dell’ubiquità come servi, guardie di castello o maggiordomi. Nani specifici, come lo scudiero nano Gareth oppure il nano che da a Lancillotto un passaggio sul suo carro, giocano perfino un ruolo primario, oltre a quello tradizionale di antagonista, di ostacolo oppure di colui che consegna un tesoro. Sir Tommaso Pollice, che ha valorosamente servito Re Artù, in altre ballate popolari, era un umano molto piccolo, quasi come un Lillipuziano ed era anche il grande favorito da parte della gente fatata e di nani, con cui ebbe a che fare in molte delle sue avventure.
I CATTIVI COLPISCON0 ANCORA Per qualche ragione, i suoi compagni (nani), che a casa loro non avevano fatto niente di più eroico che scavare in qualche vena di ferro e cacciare piccole creature, sentirono il bisogno, una volta arrivati nella grande città, di indossare biancheria intima di cotta di maglia, andarsene in giro con le asce alla cintura e farsi chiamare con nomi tipo Timkin Rumbleguts. -Terry Pratchett, Sorellanza Stregonesca
I nani scuri non sono spariti. Nelle leggende è rimasto abbastanza dei nani crudeli che, non solo ì fratelli Grimm, ma anche altri autori Folkloristici, come Johann Karl Musàus (1735-1787) misero insieme in numerosi esempi nelle loro pionieristiche collezioni di màrchen (le tradizionali storie soprannaturali conosciute dagli inglesi, impropriamente, come “fairy tales"). Per tutta l’Europa gli studiosi stavano cominciando la classificazione e studiando l’interrelazione tra le varie storie, pronunciandosi con cognizione di causa sulla differenza tra knockers della Cornovaglia e coboldi tedeschi (entrambi i quali sarebbero stati facilmente riconosciuti dai norvegesi come nani) e preparando il terreno per molti tomi e compendi sui mostri per giochi di ruolo ancora da scrivere. In questo mondo estremamente razionale, i nani simbolizzano l’imperfetto e il soprannaturale e, quindi, il male. La Contessa d`AuInoy (1650?-1705) adoperò inconsapevolmente questo simbolismo, come espediente letterario, piuttosto che da studiosa. In “il Nano Giallo" (1682), la Contessa d’Aulnoy racconta di una principessa, All-Fair, che si fidanza contro la sua volontà con un orribile nano dopo che lui l’aveva salvata da due leoni. Costei sposa il Re delle Miniere d’Oro, ma il nano la rapisce e la segrega in un Castello d'Acciaio. Anche se il re riesce ad arrivare a lei, con l'aiuto di una spada di diamante, il nano infame lo trafigge con essa. Alla fine, ovviamente, All-Fair muore di crepacuore. Quando gli scrittori del periodo romantico esaltavano gli elementi oscuri e soprannaturali delle loro storie come ribellione contro il conformismo del razionalismo, anche i nani malvagi (o presunti tali) divennero una caratteristica comune dei loro lavori. La prevalenza di nani nelle leggende tedesche aiutò i lavori nazionalistici di poeti come Ludwig Tieck (1773-1853), che rilancio il folklore tedesco come storie di fantasy soprannaturale. Gli scrittori britannici attinsero a piene mani dai tedeschi, traducendo i loro márchen per un pubblico più ampio, e in seguito cominciarono a scavare nel loro bagaglio folkloristico. Sir Walter Scott (1771-1832) adottò le leggende sui nani del paese di Border come base per il suo romanzo il Nano Nero (1816). l nani maliziosi o perlomeno perniciosi rimasero uno standard durante la grande esplosione di favole dell’età vittoriana. Nonostante il suo titolo, il racconto per bambini di Gorge MacDonald, La Principessa e il Goblin (1872), indica chiaramente la condizione del nano durante l'età Vittoriana; i suoi “goblin" sono comici, maliziosi, brutti minatori con piedi delicati (un retaggio dei vecchi piedi “a papera" dei nani). I Vittoriani, come i medievali, addomesticarono rapidamente le loro favole. Al volgere del secolo, i nani erano diventati comici, minatori giullari e solo occasionalmente degli utili alleati. J.R.R. Tolkien prese questo materiale e riporto alla luce l'originale sapienza nanica scandinava, per creare i fracassoni e maliziosi, ma anche decisamente competenti, guerrafondai e leali nani de Lo Hobbit(1937). Durante le ultime sei decadi, grazie all'immensa influenza di Tolkien, i suoi nani sono divenuti una quasi onnipresente caratteristica della letteratura fantasy. Per il momento, gli autori Fantasy sembrano contenti di scavare nella miniera della letteratura di genere piuttosto che esplorare qualsiasi potenziale variazione sul tema offerta dalla storia e dalle saghe. Quindi, se volete aggiungere qualcosa di nuovo ai nani nelle vostre partite (o anche qualcosa di vecchio, come ha fatto Tolkien), dovrete farlo da soli.
Letture Consigliate: Oltre alle saghe e ai romanzi menzionati in quest’articolo, potete tentare di scavare tra questi libri per trovare altri scampoli di informazione sulla storia e sulle leggende dei nani (e più in generale del “piccolo popolo sotterraneo e soprannaturale"): Katharine Briggs, Fiabe popolari inglesi (Einaudi, 1996) Christian Filagrossi, il libro delle creature Fantastiche. Draghi, elfi vampiri, sirene... un mondo di creature impossibili generato dalla fertile fantasia dell’uomo (Armenia, 2002) Jacob e Wilhelm Grimm, Le fiabe (Hoepli, 2004) Francesca Lazzarato, Le fiabe del piccolo popolo, (Mondadori, 1994) Francis Melville, ll libro delle fate. Viaggio nel mondo di elfi pixie, goblin e altre creature fantastiche (Crealibri,2003) Snorri Sturluson, Edda, (TEA, 2003) John R. R.Tolkien, Lo hobbit o la riconquista del tesoro, (Bompiani, 2003)
Riguardo ai Duergar e ai Derro Queste vili sottospecie di nani hanno in comune più che caverne sotterranee e comportamenti cattivi, sono entrambi esempi di come la liberta di linguaggio e la fiction possano aggiungere qualcosa di nuovo alle vostre partite. “Duergar" è semplicemente il plurale della parola danese`"duerg" che significa “nano". La parola danese e collegata a quella anglosassone “dweorg" che diviene "dwergh" in antico inglese, poi “dwerf”' e alla fine "dwart", che in inglese significa "nano". I Danesi portarono le loro leggende di nani malvagi nel Northumberland, la regione dell'Inghilterra che conquistarono nel IX secolo A.D. Dato che le loro storie differivano dalle favole inglesi nel dipingere i nani sempre cattivi e traditori, la pronuncia danese fu mantenuta e usata per indicare questi “nani neri" del Northumberland. Proprio come si legge in molti manuali di giochi di ruolo, indossano abiti del colore della pietra per camuffarsi tra le rocce e sono maestri di illusione e invisibilità. Ai “derro" invece piace catturare schiavi e torturarli. Non ricordano altro che i Dero, i “Robot Distruttivi" immaginati da Richard Shaver (1910-1975) per una serie di racconti di fantascienza e fantasy pubblicati sulla rivista Amazing Stories di Ray Palmer alla fine del 1940, a cominciare da “l Remember Lemurial” (1945). I Dero di Shaver erano piccole creature deformate che seguivano una religione fatta di dolore e travestimenti, signori di macchine malvagie in caverne nelle profondità della terra. Anche se molto probabilmente Richard Shaver era fuori di testa (i suoi racconti sui Dero furono presentati come fatti realmente accaduti nelle sue lettere a Palmer), la natura dei Dero si deve senz’altro ai Morlock de La Macchina dei Tempo di H.G.Wells (1895) e, letterariamente, si riferiscono alle razze subumane abitatrici del sottosuolo di Arthur Machen, che apparivano in novelle come "The Shining Pyramid" (IBQ5) e “The White People" (1904). Machen, naturalmente, trasse le sue nozioni dagli antropologi vittoriani che teorizzavano sulle origini delle leggende e delle favole comprese le, storie di questi malevoli duergar che rapivano bambini.
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1° Torneo Ruber Canis - 2° Torneo Ruber Canis - [tutorial base] Orco Arciere - Campagna per Kings of War
Ultima modifica di regina dei gatti il 6 feb 2011, 17:00, modificato 1 volta in totale.
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