[WHFB] Cronache della Fine dei Tempi

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Baldovino I
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Re: Cronache della Fine dei Tempi

Post by Baldovino I » 16 Sep 2016, 17:22

Tardo 2524 - Episodio 8 bis
Sylvania – Una processione mortifera


Un carro d’ossa, trainato da cadaveri maleodoranti ed il cui pavimento è cosparso di corpi in decomposizione, avanza lentamente sui polveriosi sentieri della Sylvania. Due Vargheist sorvolano in continuazione il mezzo di trasporto senza perderlo mai di vista. Più in alto, un mortis engine getta la sua ombra malevola. Alla testa di questa triste processione, Mannfred von Carstein sembra assorto in profonde conversazioni con se stesso. Così non è in realtà, perché egli cinge alla testa la Corona della stregoneria, attraverso la quale Nagash stesso ne guida i passi.

Gli unici esseri viventi presenti in questa landa desolata sono chiusi all’interno del carro. Sono nove, uomini e donne, feriti più o meno gravemente ed incatenati alle barre d’ossa.

Non si tratta di individui qualsiasi. Alcuni sono famosi nel Vecchio Mondo, altri sono prominenti esponenti dei culti principali dell’impero. Volkmar, il capo della chiesa di Sigmar, giace gravemente ferito con la testa appoggiata sulle ginocchia di Elspeth, sacerdotessa di Shallaya. Lupio Blaze, un nobile di origini tileane e seguace della dea Mirmidia; Olf, un prete di Ulric,; Russet, seguace di Taal; Sindt, acolita di Ranald, il dio dei ladri e Mordecaul, prete di Morr, scambiano di tanto in tanto qualche parola. In disparte se ne stanno Morgiana, la fata bretonniana e Aliathra, la principessa elfa.

Il sangue dei nove prigionieri è stato utilizzato da Mannfred per il rituale che ha portato l’oscurità sulla Sylvania, escludendola dal resto dell’impero ed impedendo così alle divinità del vecchio mondo di ascoltare le preghiere dei loro seguaci e di permearli del loro potere.

Dopo aver lasciato dietro di sé Castel Sternieste la triste processione punta in direzione del Bosco Affamato, abitata da ghoul ancora più ripugnanti di quelii che abitualmente scorrazzano per il vecchio mondo.

Quando Mordecaul scopre la destinazione verso la quale si dirigono, non riesce a celare il proprio sgomento. Da lui, i compagni di sventura apprendono che nel Bosco Affamato ha trovato rifugio Galacryst, un vecchio membro dell’ordine di Morr, per nascondere agli occhi dei vivi e dei morti un oggetto, rinvenuto nelle profondità di Mordheim, antico e malevolo, ricercato ostinatamente dagli agenti della non-morte. Per tenere al sicuro questo oscuro grimorio, il prete aveva stretto un patto con Morr stesso, che gli aveva garantito la totale segretezza. L’incantesimo di Mannfred, escludendo Sylvania dagli sguardi degli dei degli uomini aveva anche annullato il patto tra Galacryst e Morr, lasciando il primo alla mercé degli abitanti del Bosco Affamato.

Durante la marcia Aliathra continua a parlare tra sé e sé nella sua lingua incomprensibile agli altri. Elspeth chiarisce agli altri che l’elfa sta cercando di invocare aiuto tramite i suoi poteri magici. E così, improvvisamente, un’aquila maestosa discende dalle nubi, cercando di raggiungere la prigione d’ossa all’interno della quale è segregata la principessa. I due vargheist di scorta si lanciano sull’uccello e, sebbene uno dei due venga ferito, riescono ad avere la meglio. Una piuma del nobile animale, però, cade all’interno della gabbia. Sindt riesce ad impradonirsene e ne usa il gambo per aprire il meccanismo che lo tiene incatenato. Furtivamente riesce a liberare anche i suoi vicini, Olf, Russet e Lupio Blaze.

Il corteo che segue il carro, nel frattempo, si è ingrandito, con famelici ghaul che si avvicinano ai prigionieri lanciando loro sguardi carichi di odio e famelico appetito, ma non osando toccare le prede di Mannfred.

Una torre semidiroccata si staglia improvvisamente all’orizzonte. Un cadavere pende da uno degli alberi rinsecchiti ai piedi della struttura e, man mano che si avvicinano ad essa, i timori di Mordecaul diventano sempre più forti: ciò che resta di quell’individuo altri non è che il povero Galacryst. Mentre pensieri sempre più tetri attraversano la mente del prete di Morr, il carro passa vicino ai resti di un guerriero dell’impero. Veloce e furtivo, Sindt preleva la spada che giace a terra e la lancia a Blaze che la conficca fino all’elsa in uno dei cadaveri ai suoi piedi. Attratto dal rumore e dai movimenti, un vargheist scende ad osservare i prigionieri, ma non notando nulla di insolito riprende il volo.

Mordecaul, per la prima volta da giorni, comincia a sperare di poter fuggire e assieme agli altri inizia a discutere del da farsi. Una risata acuta, isterica, quasi folle, li interrompe. Morgiana spegne ogni speranza: “Moriremo tutti”.

Mannfred accelera il passo del proprio destriero scheletrico per entrare nella torre.

Mentre scompare alla vista dei prigionieri, il carro si ferma vicino ad uno scheletro equipaggiato di un elmo e Sindt si appresta a tentare nuovamente la sorte. Questa volta, mentre allunga il braccio, la gabbia si apre e, repentinamente, si richiude sul suo braccio. Il seguace del dio ladro urla di dolore, ma Olf si getta sulle barre e le tiene aperte, mentre Lupio e Russet riescono ad uscire dalla prigione d’ossa. Ingaggiano quindi un combattimento contro il vargheist e i ghoul che, senza più alcun freno, si scagliano contro di loro e contro gli altri ancora all’interno del carro.

Mordecaul chiede a Sindt di liberarlo ed il seguace di Ranald, nonostante un braccio sia fuori uso, riesce ad aprire i ceppi. Il prete di Morr si scaglia contro un ghoul, ma finisce per perdere l’equilibrio e rotola assieme a Olf fuori dalla gabbia che si richiude alle loro spalle. Al suo interno, Volkmar si batte con una forza quasi disumana, assistito da Elspeth. È però Aliathra, con la sua magia a mandare in fuga i ghoul. Volkmar, da dentro la gabbia, può allora cercare di prestare aiuto a Lupio che combatte contro uno dei vargheist. Il mortis engine che ha accompagnato la processione plana sui combattenti, togliendo vigore ai prigionieri e gettandoli nella disperazione.

Volkmar subisce una nuova profonda ferita. Mentre Elspeth cerca di bendarlo come meglio può, Morgiana usa la sua magia per risanare la ferita. Moldecar e Olf si lanciano sul secondo vargheist, riuscendo ad averne la meglio, ma quando Russet si appresta a conficcare un ramo nel cuore della bestia, una pallida mano fuoriesce dalla gabbia e lo blocca con una forza innaturale.

Una risata annuncia il ritorno di Mannfred, che esce dalla torre con il grimorio tra le mani, e la fine del tentativo di fuga dei prigionieri.

“Morgiana, mia cara, perché non ti unisci alle celebrazioni? Lo meriti più di chiunque altro, avendo dovuto dividere quella indegna prigione con questi folli per troppo tempo. E grazie per aver tenuto in vita il mio ultimo acquisto. Il vecchio ha sufficiente forza vitale rimasta in lui per servire i miei propositi.”

Con un movimento delle mani il vampiro crea un’apertura vicino alla bretonniana e ne fa cadere a terra i ceppi. Mentre si allontana verso il suo padrone, ella non perde l’occasione di affondare i canini nel collo di Russet.

Mordecaul capisce che ella ha ricevuto da Mannfred il bacio di sangue ed è quindi stata in costante contatto telepatico con lui per metterlo al corrente di ogni tentativo di fuga.

Il mortis engine scende al suolo ed il prete di Morr avverte i sensi abbandonarlo poco a poco. Fa in tempo a vedere Olf cadere al suolo svenuto e Mannfred pronunciare le ultime parole di scherno e di minaccia: “Un nobile tentativo, ma non sufficiente, i miei cari eroi ingannati! Nagash risorgerà”.


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